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L_Antonio
“Dico cose controcorrente ma ormai alla mia età cosa rischio? Al massimo di essere rottamato.”


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23 febbraio 2012

La polpetta avvelenata

È in corso il tentativo sin troppo evidente di trasformare il Governo Monti in una specie di polpetta avvelenata. Inizialmente disorientato, Berlusconi sembra aver trovato il bandolo della matassa, decidendo di sostenere ‘senza se e senza ma’ il premier attuale, e concependo questo sostegno come una specie di leva per scardinare il PD e spingere per un ipotetico fronte neomoderato da compattare in vista delle future elezioni. Una sorta di PPE nostrano, che si opporrebbe al centrosinistra, in primo luogo al PD e alla sua leadership. Non è un caso che ciò avvenga mentre si discute con una certa asprezza della riforma del lavoro e mentre sui taxi si fa marcia indietro, con una sensibile virata a destra della linea del governo.

C’era da aspettarselo. Tutti imboscati quando si tratta di somministrare i sacrifici ai soliti noti, ma subito in prima linea quando c’è da menare fendenti sociali o ‘coprire’ le corporazioni che portano voti e consenso. Questa è la destra, questa la cattiva politica. Che non smette di fare calcoli nemmeno quando si spalanca il baratro sociale. Mentre la sinistra paga la consueta generosità e i richiami alla responsabilità. È una vita che rispondiamo alle chiamate nazionali, dalla svolta di Salerno a quella dell’EUR, dalle politiche dei sacrifici alle grandi stangate per salvare euro ed Europa. È la nostra vita, per parafrasare il film di Luchetti, una specie di destino.

Non c’è solo Berlusconi a brigare, ovviamente, come l’intervista di Repubblica a Veltroni lascia intuire. C’è un fronte trasversale di figure ormai avvezze alle nuove regole della competizione politica, troppo pigre per pensare davvero il ‘nuovo’ e troppo risentite per immaginarsi effettivamente dentro un partito, al servizio di un’impresa collettiva. La politica mediatica, personalistica, opportunistica, populista ha fatto terra bruciata delle antiche solidarietà, ed è pronta a menare le mani per un briciolo di potere in più o solo per sciocco risentimento.

Il montismo è l’ultima ideologia della cattiva politica. Tutti al centro per spartire poteri e favori di nascosto al grande pubblico. La Grande Coalizione fuori, il Grande pasticcio dentro. Si era detto che il Governo Monti aveva un mandato preciso, quasi scandito, e che proprio questo contestuale mandato avrebbe consentito la riuscita dell’operazione. Ora in molti stanno facendo la pipì fuori dal vasino e, per calcoli personali o risentimenti, vorrebbero spingere il premier oltre il seminato, nella terra opaca di ricatti, impotenza, reciproci veti, vicendevoli favori, scambi eterodossi, strizzatine d’occhio, botte di gomito, amici degli amici, paludi, acquitrini, gattopardismi, che caratterizzano da sempre il peggior teatrino della peggiore politica italiana. Nulla di più lontano dalla mediazione alta, dalla negoziazione trasparente, dal confronto libero e persino dallo scontro leale tra avversari che si rispettano.

Se Monti pensa di entrare in questo campo minato, credendo di dirigere lui i giochi, ha già perso. E con lui la speranza di chi credeva che si trattasse solo di aprire una fase speciale, per rimettere in sesto la barca e poi affidarci di nuovo all’unica medicina democratica che conosco: la libera competizione tra i partiti, il dibattito pubblico su programmi alternativi, il dialogo fecondo tra le parti sociali, il prezioso lavoro del Parlamento, la trasparenza nelle scelte, la partecipazione strutturata. Se il tentativo bipartisan di mollare un fendente al PD, ossia a Bersani, riuscisse, non ci rimetterebbe solo il segretario PD, o noi, o la nostra simpatica ingenuità, ma un bel pezzo di presente e di futuro collettivo. Ci ritroveremmo tutti (a partire dai più giovani) più poveri e con meno potere: e non sarebbe esattamente una grande vittoria.

Nella foto, l'ultima pranzo di lavoro tra Alfano, Casini e Bersani.

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